Il metodo

Oltre il sintomo,
la persona.

Lavoriamo con la Psicoterapia della Gestalt, un approccio che guarda la persona intera, corpo, mente ed emozioni insieme, e parte da ciò che succede adesso, perché è lì che si può scegliere, prendersi una responsabilità e agire.

Due sedie una di fronte all’altra su un tappeto, nel salone: un colloquio individuale
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Oltre il sintomo

Si parte dalla sostanza, dal gioco o dal comportamento, per arrivare alla persona. La domanda è: che cosa sta cercando di gestire con quel comportamento? Spesso la sostanza o il gioco sono un anestetico, o un riempitivo, che si è imparato a usare per sopportare quello che si prova.

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La giusta misura

Non giudichiamo. Mettiamo a disposizione il tempo e la calma per guardare la dipendenza con lucidità. Non condanniamo il piacere: cerchiamo di aiutare a ritrovare equilibrio e autoregolazione, cioè la libertà di scegliere. L’obiettivo è allentare la compulsione e rinforzare la tenuta, anche davanti a una ricaduta.

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Un tentativo di risolvere qualcosa

Dietro ogni dipendenza c’è un tentativo, anche se doloroso, di risolvere qualcosa: un potenziale che non ha ancora trovato un’altra strada. Per questo non ci fermiamo al «cosa faccio che non va»: chiediamo al gruppo di stare nella domanda «chi sono, davvero, sotto il comportamento che mi ha portato qui?».

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Il limite

Nella dipendenza il limite spesso manca, oppure viene vissuto come una punizione. Serve un contesto in cui diventi una protezione.

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Secondo natura

Viviamo in un tempo veloce, che passa sempre più dagli schermi. Qui si torna a un ritmo naturale. Il luogo e la vita in comune fanno parte della cura.

Il lavoro terapeutico

Una psicoterapia strutturata e progressiva.

Il lavoro è una psicoterapia intensiva a orientamento gestaltico, condotta da psicoterapeuti con esperienza nelle dipendenze, in setting di gruppo e individuale. Ogni giornata alterna regolazione, sedute terapeutiche ed elaborazione, e il percorso segue il modello delle 12 aree di criticità.

Setting

La terapia di gruppo è il primo contenitore terapeutico: si procede in cordata, senza esposizioni forzate né interpretazioni premature. Accanto, i colloqui individuali.

Lavoro sul vissuto

Elaborazione psicologica dei vissuti emotivi, familiari e relazionali; esplorazione ed espressione delle emozioni. Autonarrazione, dialogo con il sintomo e con le parti di sé, lavoro sulla storia personale, sul sogno e sull’ombra.

Tecniche esperienziali

Drammatizzazione e psicodramma, sedia calda, fantasie guidate.

Regolazione corporea

Meditazione (mindfulness, vipassana), yoga e lavoro sul movimento.

Espressione e simbolizzazione

L’arteterapia, per dare forma a ciò che le parole non raggiungono.

Psicoeducazione

Come funziona la dipendenza, craving e prevenzione della ricaduta.

Tre persone nel salone durante un lavoro esperienziale, con una lavagna con un disegno
Il lavoro esperienziale, nel salone di Podere Noceto.

Il modello clinico

Ciò che accomuna, ciò che distingue.

Le diverse forme di dipendenza hanno qualcosa in comune: quella che chiamiamo addiction prone personality, una predisposizione che può esprimersi in modi diversi. Su questa parte comune lavoriamo in modo mirato e strutturato, seguendo il modello messo a punto da Riccardo Zerbetto e collaboratori: dodici aree di criticità su cui, nell’esperienza con le dipendenze, c’è più spesso da lavorare.

Ma non eludiamo ciò che distingue una dipendenza dall’altra: a questo lavoro si affianca un intervento specifico per il gioco, per le sostanze, per le relazioni o per i farmaci, che tiene conto di come ciascuna si esprime nella vita della persona.

Le 12 aree →

Riccardo Zerbetto sull’addiction prone personality.

Il cammino dell’eroe

Scendere, per riveder le stelle.

Quello che succede a Podere Noceto lo raccontiamo come il cammino dell’eroe: una discesa agli inferi per poi «riveder le stelle». La vita come strada per diventare quello che già si è, in potenza. Non è una prospettiva consolatoria: è più esigente, perché non permette di restare comodi nella diagnosi.

Il tempo

Rallentare è una condizione del cambiamento.

Il contesto residenziale introduce un tempo diverso: lontano dall’urgenza quotidiana, dalla prestazione e dal consumo rapido della cura. Il rallentamento non è passività: è la condizione perché qualcosa possa cambiare.

Gli esiti

Misuriamo quello che facciamo.

Per valutare i risultati usiamo strumenti standardizzati: il SOGS, che misura i sintomi del gioco patologico, e la VGF, la valutazione del funzionamento globale. Lo studio pubblicato sull’Italian Journal of Addiction ha coinvolto 140 persone. Il disturbo da gioco d’azzardo è riconosciuto dal DSM-5 come dipendenza comportamentale.

Dati, metodo e limiti →

Il nome

Orthós: colui che sta in piedi.

Orthós, «il diritto», è un antico epiteto di Dioniso. Per questo non diciamo «cliente», che vuol dire uno che si reclina, né «paziente», che subisce. Diciamo Orthiente: una persona che si rimette in piedi e si sostiene da sé.

Il cambiamento comincia nel qui e ora.

Un primo passo, senza impegno.

Un colloquio conoscitivo, riservato, per te o per un familiare.

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