Dipendenze affettive e relazionali
Restare dove si sta male,
o non saper stare soli.
Non è una diagnosi ufficiale, ma chi la vive sa bene che cos’è: un legame che fa soffrire e che non si riesce a lasciare, o il bisogno continuo di qualcuno accanto per sentirsi qualcuno.

Cosa succede davvero
Succede in una coppia, ma anche con un genitore, un’amica, una serie di relazioni che si ripetono uguali. L’altro diventa il centro della giornata: si controllano i messaggi, si rinuncia ai propri interessi, si perdona quello che non si vorrebbe perdonare. Quando la relazione finisce, o minaccia di finire, si sta male come in un’astinenza.
Come si riconosce
Ecco alcuni segnali:
- si ha molta paura di essere lasciati o abbandonati;
- si mette l’altro prima di sé, anche quando fa male;
- si resta in una relazione che si sa sbagliata, o si ricade sempre nello stesso legame;
- si passa da una relazione all’altra per non restare soli;
- senza l’altro ci si sente vuoti, ansiosi, senza valore.
Spesso questa forma di dipendenza si accompagna a un’altra: gioco, alcol, sostanze o farmaci.
Che cosa c’è sotto
Sotto c’è di solito il bisogno di essere scelti e la paura del vuoto: l’altro serve a sentirsi interi. Il lavoro non consiste nel togliere la relazione, ma nel ritrovare un centro proprio, da cui poi stare con gli altri in modo diverso.
Come lavoriamo a Orthos
Il gruppo è il posto dove si vede come ci si lega agli altri: quanto ci si adatta, quanto si chiede, come si regge un rifiuto. Lo si vive in presenza, insieme a persone con storie diverse.
Il percorso dura 21 giorni a Podere Noceto, in campagna, vicino a Siena. Si lavora con la terapia di gruppo e con colloqui individuali, con il corpo, con l’arte e con la natura, in un luogo protetto dove ci si può finalmente fermare. Alla base c’è la Psicoterapia della Gestalt, che guarda la persona intera, corpo, mente ed emozioni, e parte da quello che succede qui e ora. Dopo i 21 giorni il rientro è pensato come un atterraggio morbido, con un sostegno individuale e in videochiamata di gruppo.
Prima di tutto, un colloquio
Per cominciare basta un colloquio conoscitivo, riservato e senza impegno, per te o per un familiare. Serve a comprendere la situazione e a decidere insieme se Orthos è il posto giusto.
Altre aree
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