Il disagio che sta sotto
Quello che la dipendenza
cerca di coprire.
Dietro quasi ogni dipendenza ci sono un vuoto, una noia o un’ansia che non trovano posto. Non si vedono da fuori, e spesso sono la parte più importante del lavoro.

Cosa succede davvero
Molte persone arrivano senza aver mai fatto i conti con una domanda più semplice: come sto, quando non sto facendo niente?
Quando la dipendenza si ferma, quel disagio torna a farsi sentire, ed è uno dei momenti più delicati.
Come si riconosce
Alcuni segnali:
- un vuoto o una noia che non passano mai;
- ansia, agitazione e un continuo bisogno di muoversi;
- il pensiero fisso di non valere abbastanza;
- la necessità di riempire ogni momento o di distrarsi continuamente;
- il dubbio di non sapere più chi si è e che cosa si desidera davvero.
Questo malessere può riguardare chiunque, anche in assenza di una vera e propria dipendenza.
Che cosa c’è sotto
Qui il disagio non è un effetto collaterale: è il punto di partenza. Il lavoro è guardarlo, riconoscerlo, e trovare un modo diverso di stare con le proprie emozioni.
Come lavoriamo a Orthos
Il percorso dura 21 giorni a Podere Noceto, in campagna, vicino a Siena. Si lavora con la terapia di gruppo e con colloqui individuali, con il corpo, con l’arte e con la natura, in un luogo protetto dove ci si può finalmente fermare. Alla base c’è la Psicoterapia della Gestalt, che guarda la persona intera, corpo, mente ed emozioni, e parte da quello che succede qui e ora. Dopo i 21 giorni il rientro è pensato come un atterraggio morbido, con un sostegno individuale e in videochiamata di gruppo.
Prima di tutto, un colloquio
Per cominciare basta un colloquio conoscitivo, riservato e senza impegno, per te o per un familiare. Serve a comprendere la situazione e a decidere insieme se Orthos è il posto giusto.
Altre aree
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